diario

06.10.2006 @ 19:38:29 in diario > sovrappensiero

Mulholland drive

Hollywood è il cinema. Il cinema è un sogno. Questo nell'immaginario collettivo.

In Mulholland Drive, Hollywood, il cinema, il sogno, la realtà si confondono e Lynch ci racconta o meglio dipinge un sogno e anche più d'uno, partoriti dalla stessa mente, ma poco conta quest'ultima precisazione quando nella stessa mente albergano più identità.

E il film è fatto di più sogni a tratti concentrici, ma per lo mulholland drivepiù che si dipanano l'uno dopo l'altro, ripiegandosi su quelli precedenti proprio quando lo spettatore crede di essere riuscito a trovare il bandolo della matassa e a riportare quanto ha visto entro gli schemi di un cliché, logico e rassicurante.

Ma chi conosce Lynch sa che è un'aspettativa vana. I cinefili che lo amano si siedono e restano tutto il tempo col fiato e la logica sospesi in attesa che lui li disorienti. In Mulholland Drive ci riesce più e più volte.

Ci sono due donne. Una è vittima di un incidente, una pistola, una fuga per nascondersi in una casa dove conosce Betty, appena giunta a Los Angeles dove già l'attende un provino per un film. Le due diventano amiche e Betty l'aiuta a riacquistare la memoria. Ci sono due donne, due amiche, due amanti lesbiche, ma forse è una sola che si ritrova a confrontarsi con più identità: con quello che è e con quello che avrebbe voluto essere e che in sogno si avvera. Ma poi sembra che Lynch voglia dire:"Aspetta. Le cose non stanno esattamente così." e aggiusta il tiro. La biondina vorrebbe essere un'attrice di talento ma la "realtà" in cui vive non è tanto propizia a far avverare il suo "sogno". E così. Aggiustando il tiro ancora e ancora, cercando di ricomporre la scollatura tra le identità. E se qualcuno si è chiesto dove fossero finite l'America della provincia lynchiana, delle torte di mele e dei villini monofamiliari quando la prima mezz'ora del film si svolge a Los Angeles, ha tempo per ritrovare l'America di Lynch man mano che ci si allontana dal sogno e ci si accosta verso la realtà. E allora le tazze da caffè ritornano ad essere quelle dozzinali: nella villa con piscina del regista di Hollywood erano in porcellana, nell'appartamento in condominio della protagonista sono in terraglia.

E Lynch dissemina la pellicola di oggetti che fanno da relais tra le varie parti del sogno e tra i vari sogni. E' inutile chiedersi il significato di ciascuno di esso perché non hanno un senso nella storia, ma hanno "semplicemente" una valenza metalinguistica. Ci devono servire da bussola, da meridiana, anche se come in ogni opera di Lynch, tempo e spazio non contano. Quel che conta è l'aver assistito da spettatore ad un'esperienza... spiazzante.

Scritto da: Tania
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